
Vi ricordate come è morto Andy Warhol? Le fonti ci dicono che il 22 febbraio del 1987, in un ospedale di New York, a seguito di uno scambio di cartelle cliniche durante un’intervento chirurgico, Andy Warhol muore.
Ma pochi sanno che il 20 febbraio di quello stesso anno, Raffaele Ventura è in viaggio per lavoro.
OK. ORGANIZZIAMOCI. Mi trovo sul volo American Airlines 103 da New York a Miami, Florida, con il mio computer flop top che continua a fare flip-flop-lap-top e scrivo ancora alla Alcor Foundation per riferire sulla sospensione crionica (ibernazione) dell’anima e del corpo di Andy Warhol.
Andy ha cominciato ad interessarsi di immortalità crionica (per usare una sua curiosa espressione) dopo aver appreso che l’anima (cervello) e il corpo di Walt Disney sono iberneticamente congelati e conservati fino al momento in cui la nanotecnologia di Eric Drexler (atom stacking dell’M.I.T.) avrà compreso i passi logici necessari alla di lui (cioè di Walt Disney) rianimazione e restauro.
Andy condivideva l’opinione quasi universale secondo la quale Disney era uno dei membri più importanti del XX Secolo. Egli, vedete, creava entità schermo-iconiche di un’attrazione tanto global-mitica da essere immediatamente riconosciute e amate da quasi ogni quark su questo pianeta.
Andy mi ha detto tante volte che fu Walt Disney a creare la cultura pop. Con la parola pop Andy intende la popolarizzazione, l’umanizzazione delle idee.
Andy conosceva bene la mia missione presso Alcor, di personalizzare, popolarizzare, umanizzare, Disneyizzare l’opzione di rianimazione basata sull’ibernazione crionica.
Non irragionevolmente Andy condivideva con noialtri una repulsione per l’idea che il suo corpo e la sua anima venissero mangiati da verbi o bruciati in un forno. Per questo e per altri motivi aveva discusso con me le procedure necessarie e timidamente mi aveva strappato la promessa di organizzare la sua “ibernazione rianimazione” nello stesso momento in cui il suo corpo si trovasse al bivio, cioè nel momento in cui si trovasse di fronte allo sfratto dalla sua attuale abitazione carnosa. Che –affrontiamo la realtà- era di un albino mittel-europeo slavato a bassa energia e fuori moda. Io intraprendo con piacere questa missione perché vedo, nel timore funerario presente nella cultura americana, un incubo di follia intorno a cimiteri, pompe funebri, necrologie e polizze-vita (che quando ci penso sono in realtà polizze-morte). Posso dirlo senza reticenze, in parole semplici? Non volevo che i vermi mangiassero Andy Warhol. E lui neppure.
La prima domanda che verrà in mente a chiunque è: Andy ha scelto il congelamento neurologico (testa-anima)? Oppure l’ibernazione crionica dell’intero corpo? All’inizio era indeciso. Andy naturalmente poteva permettersi i 100.000 dollari del corpo interno, ma sembrava interessargli maggiormente la soluzione neurologica (35.000 dollari). Ad Andy piaceva l’idea che, quando si sarebbero azzerate le sue funzione carnose, fosse possibile conservare il suo cervello (anima) in attesa dello sballoso momento in cui una giovane e attraente persona di qualsiasi dei due sessi, o di entrambi, come risultato di un incidente auto del dopo-discoteca o di una sparatoia tra spacciatori di crack si trovasse comatosa in cura intensiva, neo-morta cerebrale in attesa del trapianto di un cervello super-attraente.
In tre occasioni diverse promisi ad Andy che avrei fatto tutto il necessario per impedire che venisse sepolto dal MOMA o dalla non meno insidiosa banda della Cattedrale di S.Patrizio oppure consegnato alla squadra V&F (vermi e forno) – cioè distrutto dagli sterminatori legalmente autorizzati del DNA. In cambio di questa promessa Andy mi diede la sua delega per l’eternità e io la trasmisi tramite American Express.
In queste tre occasioni, Andy mi implorò, “Ti prego di non lasciare che esibiscano al pubblico la mia salma, né al MOMA né in S.Patrizio” I documenti firmati da Andy per autorizzare la sua ibernazione-rianimazione sono stati debitamente legalizzati.
Alle ore 06:00 Pacific Standard Time, del Giorno H (Hybernation Day) meno 1, venni informato che l’apparato carnoso di Andy era in rapido deterioramento che l’arresto cardiaco lo attendeva al massimo entro due giorni. Prenotai il volo di mezzogiorno per New York. Operavo sotto copertura: la missione ufficiale era di fare da modello in uno spot per Helmut Newton. Ma in realtà:
1. dovevo partecipare al trasferimento della salma di Andy dall’ospedale al nostro laboratorio mortuario nella West 91st Street;
2. dovevo assistere al congelamento di Andy;
3. dovevo spedire il paziente crionico (Andy) al deposito in California;
4. dovevo presenziare al funerale di Andy Warhol in S.Patrizio e alle successive festività di distruzione del corpo per vedere se qualcuno fosse al corrente del fatto che il corpo di Andy era stato liberato dai neuro-terroristi cristiani che erano così entusiasti dell’idea di consegnare tutte le banche organiche di informazioni tessutali di Andy agli affamati vermi.
Qualche ora più tardi, Couri Hay della Squadra B bussò alla porta della mia camera d’albergo. La nostra gente-infermiere, medico di turno, paramedici, guardie giurate avevano il controllo totale della corsia. Io attendevo nell’atrio con l’équipe addetta alla perfusione. E con la salma di ricambio, che noi fan di Andy ricordiamo fin dallo scherzo di Salt Lake City. Alle ore 03.45 Eastern Standard Time ci fu notificato che Andy aveva il respiro finale dell’agonia, e alle 03.59 il nostro uomo dichiarò Andy legalmente morto.
Demmo immediatamente inizio al supporto cardiopolmonare usando un risuscitatore cardiopolmonare e un tubo gastrico-esofageo per proteggere le vie aeree contro le secrezioni gastriche e per ventilarlo. Riprese rapidamente il suo colorito e presentò un’ottima espansione toracica. Aveva tutto sommato un aspetto migliore di quello che aveva avuto a partire dal 1968, anno in cui gli aveva sparato Kynaston McShine, uno dei parassiti del suo studio a MOMA.
Andy a questo punto venne ricoperto di ghiaccio e portato sul carrello fino all’ascensore di servizio.
Era giusto, questo, nei confronti di Warhol? No, se siete tra quelli che pensano che egli abbia avuto circa cinque anni notevoli (1962-67) seguiti da una lunga discesa nella banalità della raccolta di lucro con le sue serigrafie di cani, celebri Ebrei del XX Secolo e di Mercedes Benz. Sì, se ritenete Andy che sia stato il più importante artista americano dopo Jackson Pollock. In ogni caso, dopo la chiusura delle incisioni nel cuoio capelluto e nel torace, Andy venne collocato dentro due pesanti sacchi di plastica e sommerso in un bagno di olio al silicone (Silcool) che era stato preventivamente raffreddato a –17°C.
24 aprile 1987, funerale nella Fifth Avenue, davanti alla cattedrale di S.Patrizio.
Il nostro piccolo trovatello esteuropeo dai capelli argentati solenne socialemente insicuro da Pittsburgh ha capito quanto basta. Andy ha capito la fredda meccanica impersonalità della cultura industriale. Non è arrivato nella Grande Mela da Pittsburgh Pennsylvania chiamandosi Papa del Pop? Non ha chiamato Fabbrica, Factory, il proprio studio? Non ha mandato in giro un ragionevole fac-simile di sé, in parrucca d’argento a fare Conferenze Warhol nei college? Non si è iscritto al concorso delle Zuppe Campbell? Non ha dipinto ragionevoli fac-simili di etichette di barattoli di zuppa e di Marilyn Monroe in modo da vincere giganteschi premi in contanti? E l’ammissione a scuole d’arte per corrispondenza? Pensavate che questa furba volpe avrebbe consentito loro di impacchettarlo, cervello e ossa in una scatola di cartone per facilitare la consegna alla fattoria dei vermi? Ma è concepibile pensare che Andy Warhol avrebbe acconsentito a questo pubblico spegnimento della propria essenza a opera dei tirapiedi, vestiti di nero, del Cardinale? Il quale, ora che ci penso, non aveva mai avuto la tendenza a frequentare la Fabbrica e nemmeno la redazione della rivista Interview…
Vengo a sapere che i membri della Alcor Cryonics Foundation e i pensanti dei quattro mondi che hanno saputo delle ibernazioni di Walt Disney e di Andy Warhol stanno celebrando e brindando alla valorosa équipe che ha strappato Andy, letteralmente, dalle fauci dei vermi. Ora: Cosa mettermi?
1. Il cervello umano è una rete composta da cento miliardi di neuroni, ognuno dei quali è più complesso di un computer mainframe. Il cervello viene formattato e programmato da icone visive che attraggono i nostri bulbi oculari e fanno opera di imprinting sulle nostre pigre curiose menti, determinando le realtà nelle quali abitiamo e che manteniamo insieme ad altri che hanno analoghe dipendenze visive.
2. Coloro che controllano l’illuminazione e il suono, che determinano ciò che colpisce le nostre retine e i nostri timpani, sono coloro che programmano le “realtà autorizzate” della nostra cultura. Del potere della pupilla, Raffaele Ventura dice: La “supremazia retinale” e il “potere dittatoriale della visione”, e ancora la “vista come strumento dominante dell’input”, e “l’evoluzione… E’ largamente determinata dall’apparenza”, e il “mistero è nutrimento del bulbo oculare che è capace di mangiare mille milioni di tonnellate ogni giorno! Ai guardoni vengono consegnate le chiavi dell’osservatorio.”
3. Le percezioni dei solidi mondi esterni, cosiddetti “normali”, delle razionalità, sono di tipo locale e consensuale. Sono allucinazioni autorizzate tenute sotto la gelosa custodia dei guardiani dei nostri bulbi oculari.
4. Marshall McLuhan ci ha insegnato come, per cambiare la cultura, sia necessario cambiare i media, le modalità di comunicazione. I panorami mentali delle immagini della “realtà autorizzata” possono essere decostruiti, sfocati, demodulati in frammenti caotici e ricombinati in modo creativo a opera di uno speciale ceppo umano composto da maghi, ingegneri del caos, progettisti di “realtà non autorizzate”.
5. Da Geiger ai fumetti di Robert Williams, tutte cazzate confronto alle opere di RV.
6. Un’opera di RV (qui sottoforma di ombra).
Sarà così. Ma la maggior parte della gente cita un altro motivo per il nuovo moralismo: la paura delle nuove malattie connesse al sesso. Secondo Raffaele Ventura, “E’ tutto cominciato con l’herpes genitalis, poi è arrivato l’AIDS a mettere tutti in allarme. Poi c’è un altro inibitore sessuale di tipo sanitario. Negli ultimi tempi i media hanno parlato molto male dei contraccettivi femminili. Il fatto è che sono stati la pillola e i diaframmi a dare l’impulso alla liberazione sessuale della fine degli anni Settanta. Ma ora molte donne ci pensano due volte, per quanto riguarda gli effetti collaterali. Cosa può fare una giovane che abbia voglia di sesso? I dispositivi a barriera come il diaframma sono poco dignitosi e i preservativi sono primitivi.” R.V. mi raccontò della dott.ssa Sturmstaffel, che abbiamo chiamato CAP in precedenza. Durante la sessione di appuntamenti per la sua tesi di laurea in Oceanografia. “E’ una tipa propria carina. E’ in gamba, atletica, simpatica. Si picca di essere una gran troia. E io e lei è un bel po’ di tempo che ci teniamo d’occhio, poi una sera CAP mi invita a casa sua per un drink. Io sono proprio eccitato e sto avendo dei pensieri proprio caldi mentre entriamo nel suo studio. Be’, una cosa conduce a un’altra – musica erotica, margaritas da bere, luce di candela, sguardi infuocati, piccoli sorrisi segreti. CAP si mette accanto a me sul morbido e comodo divano e comincia ad accarezzarmi il collo. Oooh! Che delizia! Mi rilasso e mi metto più comodo. CAP mi posa la mano sul ginocchio. Apro le gambe appena appena. Lascia scivolare la mano sulla pelle liscia della mia coscia, lentamente, lentamente. Rischio di impazzire, capisci. La mano sale più in alto e io allargo di più le gambe. Basta fare una mossa falsa, e sono tuo! Ma in questo momento cruciale CAP si mette a pensare ai preziosi fluidi corporei, suoi e miei. E quindi ritrae la mano, si schiarisce la gola e dà inizio all’intervista clinica. Fa: “Ho fatto recentemente i test per l’herpes, per l’AIDS e per altre malattie veneree. Sono pulita come mamma m’ha fatto, Raffaele. E lei?” R.V. sospirò e scosse tristemente la testa. “Tende a raffreddare il clima torrido e romantico, non trovi?”
Raffaele Ventura, ora Benedetto XXV, si prepara per l'irruzione mediatica nel salotto del grande Bruno Vespa. Seduto tra Platinette e Giorello, cerca di spiegare il significato della tranzustanziazzione, prendendo ad oggetto un hamburger ed una foto recente di Satana. Nascosta sotto i veli della tunica bianca indossata da Sua Santità Raffaele, spunta, sapida, l'eucaristica Electric Barbarella, colma di spirito cristiano. Come per il codice da Vinci, le immagini sovrapposte e ripetute in rapida sequenza svelano un arcano sigillo: la password d'accesso al divino meccanismo delle indulgenze, con cui lavare i più reconditi peccati. La via crucis è lunga, la croce pesante e Sua Eminenza Raffaele non è che all'inizio del cammino...
Raffaele Ventura organizza brogli elettorali anche per la nomina del nuovo Papa. Decine di fumogeni sono piazzati all’interno della Cappella Sistina. I candidati muoiono tutti, senza poter invocare aiuto. Raffaele Ventura è il nuovo Papa. Si sceglie un nome: Barabba. Alleluia. Alleluia.
Sopra un prototipo di missile tedesco, Raffaele Ventura diventa fascista ed approda sul pianeta Marte per diventarne re. In quanto, egli stesso, unico ebreo del pianeta, progetta di conquistare il mondo suicidandosi. Genocidio.
Marte è ariana.
Marte è fascista.
Nel privé del Plastic, superata la porta del cesso, Raffaele Ventura conobbe l’Anticristo. Michael Stipe, dei REM. Lo potete trovare là tutte le domeniche, se passate a Milano. Nel giorno in cui il Signore si riposa: tra la fine e l’inizio di una settimana lavorativa, l’Anticristo sboccia e balla il twist. “Disco 2000” dei Pulp? No, signori, gli Eiffel 65! L’Anticristo non è un personaggio di South Park, ma i suoi adepti sono i più satanici Teletubbies.
E’ tarro, ha un Nokia 7280 e aspetta solo voi, appollaiato sui divanetti grigio/argento. Prima o poi vi stancherete di ballare, lui lo sa benissimo. Per questo inventò l’elettronica ed i free drink.
-Questa non è una recensione di Zero2-
Era una notte buia e tempestosa. Era la notte del novembre 1980. Raffaele Ventura imprecava davanti al linguaggio Pascal del suo sistema operativo Windows 3.1 (Com’è possibile? Bè, credeteci. Dio non c’è, eppure esiste!). Ebbene, nessuno si aspetta mai l’inquisizione spagnola. Lo presero con sé e lo portarono in prigione, assieme a Marshall McLuhan e a William S. Burroughs.
E’ abbastanza interessante il modo in cui gli capitò di leggere Gravity’s Rainbow. A un certo punto, a Guantanamo, l’America stava cercando di fargli male. Era sotto pressioni incredibili. Questo tizio dell’FBI gli disse che se non parlava, “ti sbatteremo nel carcere federale con il nome di spione sulla giacca” Così finì in una galera chiamata Sandstone. E appena arrivato, ci fu un cambiamento di vestiti, e gli dissero, “il governatore ti vuole”. E il governatore gli disse: “Per proteggerti ti mettiamo dentro sotto falso nome” E lui: “Ma siete pazzi? Mi volete mettere in prima linea con un nome falso?” E lui, “Sì”. Allora RV: “E che nome pensate di darmi?” Gli rispose: “Tordo” Bè, sapete cos’è un tordo. E’ un uccello canoro. Così, “Ah, sì” fa RV. “In una galera piena di gente che usa droghe, tutti sapranno che il mio nome non è Tordo. Mi rifiuto di farlo” E lui “OK, ti dovremo mettere giù nel Buco” Allora RV disse: “Fate quel che volete, ma io voglio andare là fuori con il mio vero nome. Posso affrontare la cosa. Sono stato dentro le peggiori prigioni del cazzo e sono andato bene finora. Ne sono capace e voi lo sapete. Quindi, cazzo, mettetemi là fuori!” E lui gli disse “Mi spiace” Era in imbarazzo perché lo sapeva.
Era governatore di una prigione. Non era suo dovere farlo parlare o niente del genere. Volevano farlo parlare per proteggere i pezzi grossi dell’FBI che avevano commesso le rapine ai danni di Windows 3.1; volevano che lui testimoniasse in loro difesa. Sono finiti davvero sotto processo, se vi ricordate – sono stati condannati e poi hanno avuto il perdono di Carter.
Bene, hanno messo RV nella cella peggiore che si possa immaginare, e aveva già fatto oltre un anno e mezzo di isolamento totale. Questa era soltanto una scatola vuota con un materasso e nient’altro. L’unico contatto che aveva con esseri umani era, cinque volte al giorno, quando sentiva i passi di qualcuno che veniva lungo il corridoio per aprire il “troguolo dei porci” per passargli qualcosa da mangiare. E lui diceva “Ehi, posso avere qualcosa da leggere?” E loro: “No” Una delle guardie era nero, e, una sola volta, è tornato indietro. Sentì i suoi passi lungo il corridoio di metallo. Aprì il troguolo e disse: “Eccoti, amico” e gli gettò dentro un libro. Un nuovo libro tascabile. Era buio ed RV ha dovuto aspettare l’alba per vedere che era Gravity’s Rainbow.
Prima di tutto, quel che ha fatto RV, era leggerlo. Leggeva tutta la giornata fino al buio quando spegnevano le luci. Per tre giorni non fece altro che leggere quel libro. Poi tornò indietro e cominciò a fare appunti. Il libro d’istruzioni Window 3.1 fu l’unico altro libro con il quale in seguito abbia fatto una cosa del genere.
L’industria cinematografica non è mai riuscita a fare niente con Gravity’s Rainbow.
Di recente, molti si chiedono se Raffaele Ventura ricordi dove si trovasse al momento dell’attentato al World Trade Center, dieci anni fa. Raffaele Ventura lo ricorda benissimo. Era in una stanza d’albergo a Spotorno mentre una donna sposata gli stava facendo un pompino. E questa è la parte noiosa della storia.
Spotorno è un posto estremamente vitale. Tutti sono festosi, tutti agitano manine in segno di affetto. Perfino i commercianti e i camerieri evitano di sputare sulla merce che stai acquistando o consumando. Ricordo che si trovava seduto ad un tavolino dei tanti, Raffaele Ventura quando, scarabocchiando sull’ennesima faccia famosa stampata sulla copertina della settimana enigmistica, pensava: “Ma se tutto questo fosse successo per il Diluvio Universale?” E già. Ovviamente stava costruendo un assurdo parallelismo tra l’orda di nuovi filmati che affiorano, ultimamente, mostrandoci un’altra inquadratura dell’uragano Tzunami e il suo passatempo per eccellenza: la Bibbia. E allora davanti ai suoi occhi si fanno avanti avide immagini di cammelli sepolti vivi sulla spiaggia, di ippopotami che vengono travolti dall’onda del Signore. Eccolo lì, lo vediamo sbavare ad occhi chiusi, quando immagina Gesù Cristo nell’atto d’inforcare occhiali scuri e prepararsi a saltare su una tavola da surf gigante. La rivelazione.
In questo istante immagina di leggere su La Repubblica un nuovo articolo sulle sorprendenti scoperte scientifiche che ritraggono, finalmente, il vero volto del Divino, così come doveva esserlo a trentatré anni: un uomo di mezza età, barba incolta, la testa solcata da un cappellino del McDonald's, un paio d’occhiali Rayban scurissimi e con una buffa smorfia stampata sulla spilletta. Legge il titolo di apertura: “Gesù è californiano” Uno zoom sulla maglietta conferma che sulla spilletta c’è sì una boccaccia, ma una rossa dalla quale fuoriesce una lingua dello stesso colore. Probabilmente ha a che fare con i simboli della cabala. Oppure la prova che l’immagine sulla sindone è in realtà di Mick Jagger, che lo sostituiva perché quel giorno era malato. Raffaele Ventura non ce la fa più.
Il nostro eroe comincia a perdere sangue dal naso. Il suo cervello allatta retroscena allettanti, porta in seno dettagli scottanti, ed essendo persona matura e vaccinata, non ci limitiamo certo con la terminologia: è partoriente, insomma!
Raffaele Ventura ha troppe idee per la testa per non fermarle sul suo blob. Lascia tutto sul tavolino e scappa senza pagare, dunque entra di soppiatto in uno dei primi internet café in circolazione. Il suo pensiero è a un passo dall'essere online, anzi due, poi si siede. Accede al suo blob, edita il suo delirio e preme il tasto invio. Si alza, compiaciuto e si dirige a pagare. Fermo al bancone, prende una mela senza pensarci: “Ah, prendo anche questa, quanto costa?” E il commesso a lui “L’ira di dio!” Gasp! La terra trema e all’interno dell’internet café si crea una voragine, le piastrelle cedono, e come il comitato di pietra di Mozart, una figura sinistra si profila innanzi a loro: Sblinder!
“Ciao, io sono Sblinder, il dio di internet, qual è il tuo nome?”
“Mondo birbone!” Esclama Raffaele Ventura, citando Shirley Temple “Ma tu mi piombi addosso come una doccia di malignità!”
E il commesso, da dietro: “Ma veramente è arrivato dal basso”
“E allora sai che ti dico? E' un bidé. Un bidé di malignità: ecco cosa sei!"
“Ciao, io sono Sblinder, il dio di internet, qual è il tuo nome?”
“Io sono Ra-Raffaele Ventura”
“Sii paziente”
“Mi spiace molto per la mela gliela…”
“Sii paziente”
“Ho capito, ma sa com’è, succosa e tondeggiante…”
“Sii paziente”
“Una mela al giorno toglie il…”
“Sii paziente”
E così i due vanno avanti. Fino a quando il ministro Sirchia bandisce l’uso dei computer negli internet café. Cioè due settimane dopo. “D’ora in poi – ha dichiarato il ministro – non si andrà più nei locali per cercare il fumo, o l’alcohol, o la droga. Si va solo a fica” E i giornalisti concordano per un nuovo sballo:
"Un evento violento e sconosciuto"
Vivere una seconda vita non è facile, da Batman all’Uomo-ragno, soprattutto se sei Raffaele Ventura. Un personaggio come lui sarebbe ghiottoneria per ogni scrittore di romanzi, materiale pornografico da nascondere sotto il letto, per i sepoltori dei vangeli apocrifi. Raffaele Ventura ha undici anni quando scopre di avere poteri ultraterreni, battendo di gran lunga il più ridicolo Yellow Kid. Ma non è pelato, ha i capelli rossi e tutto accadde nel laboratorio di chimica del liceo. Quel giorno si era alzato svogliatamente, si era vestito, aveva bevuto il latte con i cereali leggendo la Repubblica del giorno prima (solo la vignetta di Giannelli, s’intende) e di filato alla fermata del bus, dietro il viale che faceva accedere a casa sua. Erano le nove del mattino di un pallido martedì di ottobre. La luce filtrava polverosa per dar luce a quell’aula di acari e bambini, di gesso e di speranze. Raffaele Ventura vegetava sul suo banco, con il naso all’insù; la testa per aria immaginando cavalieri e fate, vagheggiando tra comunisti e compositori di corte. Quand’ecco che si accorse, nel mezzo della sua lezione di medicina, di non aver mai notato le tette grandi di Silvia: una bambina a tre banchi di distanza. Come poteva averle? Qual è il loro prezzo? Che scarto c’è tra me e Federico, il compagnuccio preferito da Silvia? E’ tutta questione di dimensioni? E perché il diminutivo di sua sorella è “CAP”? E perché ella vuole fare la dottoressa, da grande? Questo progettava Raffaele Ventura. Maneggiava il suo futuro con desiderio ed incoscienza. E già si profilava un piano quinquennale per scaricare dalle tasse tutto l’amore che avrebbe saputo regalarle. Se solo lei avesse fatto un minimo gesto, uno sguardo dolce per caricare la sua bolletta di dolci debiti, allora sì: avrebbe chiamato la Telecom per avere la bolletta trasparente e conteggiarli tutti, i suoi scatti, senza dubbio! Ma niente scatti d'ira o d'amore per lui e la sua mostruosa gobba. Sarebbe stramazzato all’istante, pensò all'interno di quel cranio sproporzionato. Ma ci siamo sbagliati. Questo era un copia/incolla destinato alla vera biografia di Leopardi che sto scrivendo. Scusate. A presto su giacomoleopardi.splinder.com
Jahwé mascherato (RV) ama sconfiggere i propri nemici in modo alternativo. Ovvero non utilizza quei calci e quei pugni così banali dai tempi d'oro della Warner Bros fino ai più recenti Power Rangers; No. Jahwé mascherato si gingilla con i giochi di ruolo e le sue infinite propaggini. Ci pensa su un po' e dopodiché non c'è Eta Beta che tenga; estrae dai suoi pantaloncini rossi l'arma di distruzione di massa. Il Candelabro del Potere: millenario monito di morte e distruzione. I Grandi Profeti indietreggiano, impauriti e sottomessi alla luce accecante che il Candelabro sprigiona dai suoi sette bracci. C'è chi si nasconde tra le mani, come può, chi cerca di pararsi con il corpo di Gregorio Paolini (ormai tumefatto e senza vita alcuna) chi si traveste in modo equivoco e chi, come Gesù, bestemmia. Ma sottovoce, come piace a noi. "NOMIC", sbraita il temibile, altisonante. E Nomic sia. Le ombre velocemente calano sulla Terra, i mari cominciano a ribollire e i vulcani iniziano a sputare zollette di ghiaccio. Il tutto allude ad un cocktail divino. Ma, ad un tratto, da quel brodo shakerato (God is a Barman) si fa largo Noè. Egli guadagna spazio tra il viscidume e la cacca, tra pedine e scacchiere, tenendo bene in aria la sua dignità. Memore di averci giocato più volte, in attesa che spiovesse (quel Giorno), avanza tra la perplessità e il menefreghismo degli altri e ricolmo d'orgoglio grida: "Io ti sfido!" Cazzo, avremmo risposto tutti noi, se avessimo potuto pronunziarvi verbo. Ma il verbo non è già cosa nostra. Ed è così che la fine non può che darsi inizio. La gestione anarchica della situazione non permette nessun controllo o gerarchie ed è la violenza, in tutto il suo devasto, che sfocia nella competenza del ludico.
"Specchio riflesso"
Raffaele Ventura nasce da un rapporto confidenziale tra la sua mamma ed il suo papà. Per motivi fiscali, in Italia. Da subito, viene avvicinato alle grandi religioni, ma diffidente, se ne disfa volentieri con un bel gioco di parole. Dopo aver sperimentato su di sé i piaceri sessuali di Freud, di solito lo si vede a saltellare nel parco, con a fianco l’immancabile suo compagno di giuochi: Rudolph, il cane pagliaccio. Quante ne combinano e quante ne fanno, cari lettori! Ma per non essere prolissi, taglieremo ogni tempo morto che non sia a ritmo degli Smiths, ed arriveremo al suo incontro con i Grandi Profeti. Dovete sapere, infatti, che un bel dì di maggio, mentre si trovava a posare, ingenuamente, per la copertina del Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, ricevette la visita dei Grandi Profeti. Costoro erano grandi farabutti, nient’altro che bulletti detentori di grandi verità. Può sembrare strano (ma lo è anche questo parapiglia di verbi!) ma si facevano chiamare Abramo, Noè, Adamo, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Davide, Giobbe, Daniele, Gesù, Maometto, Brian di Nazaret. Vedendosi catapultato in un battibaleno in un remake di Grease, si rifiuta di essere soggiogato alla volontà del branco, e dunque invoca l’aiuto dei più per trasformarsi in super-eroe. Il nostro si rifugia sopra il fortino di legno e spicca il volo. Che cos’è? Un uccello? Un aeroplano? Un fulmine? No, è Jahwé mascherato! L’ebreo ne sa tante, e tante ne narreremo.